Primi interrogatori e prime ammissioni degli arrestati. L’Ad di Fastweb Parisi: non mi dimetto
ROMA - L’ex numero uno di Fastweb Silvio Scaglia torna in Italia. E’ stato organizzato un volo privato per poterlo far rientrare in giornata, si legge in una nota. ”Desidero parlare al piu’ presto con i magistrati per poter rispondere dei fatti che mi sono stati attribuiti”, fa sapere Scaglia. ”Sono totalmente tranquillo sulla correttezza del mio operato e della societa’ da me amministrata”, aggiunge l’ex numero uno di Fastweb in merito all’inchiesta che lo vede coinvolto per riciclaggio.
PARISI, NON MI DIMETTO - Stefano Parisi, amministratore delegato di Fastweb, non ha intenzione di dimettersi. ”No, assolutamente no, perche’ in questo momento la cosa da fare e’ occuparsi dell’azienda”, ha risposto a una domanda nel corso di una conferenza stampa tenuta a Milano. ”Non penso che ci troviamo in un Paese in cui si possa spegnere un’azienda, mandando a casa 3.500 persone e lasciando 1,6 milioni di clienti senza connettività“, ha aggiunto l’Ad di Fastweb il quale ha assicurato che, anche in caso di un eventuale commissariamento, “l’attività comunque continuerà“.
”Dai nostri apparati risultava che il traffico telefonico c’era se poi fosse fittizio dal punto di vista dell’uso a noi non era dato saperlo”. Cosi’ Stefano Parisi, ad di Fastweb, descrive rapporti commerciali con le societa’ al centro dell’indagine sul maxi-riciclaggio. ”La stessa procura - ha aggiunto - ha impiegato tre anni per scoprire la fittizzieta’ perche’ ha dovuto raccordare informazioni finanziarie che l’hanno portata a queste deduzioni”.
ASCOLTATE 15 PERSONE, PRIME AMMISSIONI DEGLI ARRESTATI - ”Abbiamo ascoltato 15 persone, gli interrogatori riprenderanno venerdi”’. Con queste parole il gip del Tribunale di Roma, Aldo Morgigni, ha lasciato il carcere di Regina Coeli dove per circa dieci ore, sono stati ascoltati una parte degli arrestati nell’ambito dell’inchiesta su un presunto maxi riciclaggio di circa due miliardi di euro. Quasi tutti gli interrogati si sono avvalsi della facolta’ di non rispondere ed in particolare anche Gennaro Mokbel e Augusto Murri, ritenuti dagli inquirenti due figure chiave nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di 56 persone.
COMMERCIALISTA, SOMME RILAVANTI A DI GIROLAMO - Somme rilevanti versate in favore del senatore Nicola Di Girolamo. Lo ha ammesso, durante l’interrogatorio di garanzia, il commercialista Fabrizio Rubini, uno dei 56 destinatari di ordinanze di custodia cautelare per il presunto maxiriciclaggio di circa due miliardi euro. Rubini, accusato di riciclaggio transnazionale , e’ uno dei 14 arrestati. Non sono trapelati altri particolari sulla deposizione dell’indagato.
TOSERONI: 200MILA EURO A CHI DISPOSTO AD ANDARE IN GALERA - ”Fondamentalmente c’e’ da trovare qualcuno che sia disposto, per esempio, a prendere 100 mila o 200, due persone dalla Cina a cui noi daremmo 200 mila euro e che sia disposto a rischiare di andare in galera per uno o tre anni. Noi terremmo la differenza, non so… 200/300 mila e noi ne terremo la meta’…tre quarti o quello che sia”: e’ la proposta fatta dal broker Marco Toseroni a Mr Lee, suo referente a Singapore per evitare l’ accusa di riciclaggio a tre italiani ai quali la polizia inglese aveva sequestrato nel giugno 2007 a Londra quasi 900 mila sterline - per un controvalore di circa due miliardi di euro - in tre cassette di sicurezza nella Harrods Limited. Nell’ ordinanza si spiega che l’ autorita’ inglese era intervenuta su input degli investigatori italiani per evitare che si scoprisse l’ inchiesta in corso. Dalle intercettazioni risulta che i capitali dei tre - Silvio Fanella, Luca Breccolotti e Giuseppe Cherubini - ”erano riconducibili all’attivita’ del sodalizio e che i soggetti non erano in grado di fornire alcuna valida provenienza”. Per evitare una accusa di riciclaggio viene quindi incaricato ”uno dei piu’ affermati studi legali di Londra per trovare una soluzione giuridica a quella che era stata ritenuta una superficialita’ commessa da tre ‘onesti imprenditori italiani’ ”. Nel frattempo per evitare comunque una incriminazione dei tre per riciclaggio, Toseroni contatta mr Lee, gli parla di due persone alle quali ”il cliente” ha consegnato 1.6 milioni di euro in contanti. Il broker spiega che queste due persone ”hanno guadagnato questi soldi evadendo le tasse ma non vogliono rivelare da dove hanno preso i soldi perche’ cio’ metterebbe in pericolo tutta l’ organizzazione che il Cliente ha messo su per evadere le tasse”. A questo punto la proposta: trovare una persona straniera che dica alla polizia inglese di aver dato quella somma alle due persone per investimenti; in cambio il cliente e’ pronto a ”mettere a disposizione 600 mila euro, un terzo della cifra confiscata”. Mr Lee rilancia: prima dice che i due italiani non parlano inglese ed e’ difficile dimostrare che abbiano fatto affari con un cinese, poi spiega che aumentando la cifra a ”mezzo milione di dollari Usa, forse sarebbe possibile chiederlo ad alcune persone e loro potrebbero conoscere qualcuno che potrebbe essere disposto a farlo, ma per 100mila…”. E rincara: ”E una tragedia che si sta svolgendo in Uk” per convincere ”il Cliente” ad alzare la posta. Toseroni ribatte che ”loro due devono solo fornire il prezzo al ‘cliente’, qualsiasi prezzo, e poi se dice si’, andiamo avanti, se dice no, non importa”. Se il cliente e’ d’ accordo - precisa Mr Lee - ”deve pagare in contanti, perche’ lui non vuole ricevere pagamenti telematici per una cosa del genere”. E Toseroni conferma il pagamento in contanti.
DI GIROLAMO, MAI CONTATTI CON LA ‘NDRANGHETA - ”Non ho mai avuto contatti né con la mafia né con la ‘ndrangheta ne’ con la camorra. Sono stato una sola volta ospite in Calabria di un collega per una colazione elettorale e ci sono tornato, successivamente per ringraziare dopo l’elezione. Da parte mia c’é l’esigenza di conoscere le carte per rispondere punto per punto nella sede propria ed uniformarmi anche con quella che sarà l’indicazione del gruppo”.Così i senatore Nicola Di Girolamo ha risposto ai giornalisti che lo aspettavano per una conferenza stampa . Nicola Di Girolamo, accusato di collusione con la ‘ndrangheta e di violazione della legge elettorale, e’ stato brevemente ascoltato ieri dalla Giunta per le immunità del Senato che dovrà esprimersi sulla richiesta di arresto avanzata nei suoi confronti.FOLLINI, SU DI GIROLAMO QUADRO AGGHIACCIANTE - Il clima di sorpresa e di incredulità della Giunta per le immunità del Senato può essere riassunto nelle parole del suo presidente, il senatore del Pd Marco Follini, riferite da chi lo ha ascoltato. “Il quadro che emerge dalle carte è agghiacciante. Credo - avrebbe detto Follini in Giunta - che il senatore Di Girolamo abbia degradato la funzione parlamentare in un modo indecoroso e umiliante”.
SPUNTA NOME DELL’AD DI AMA SERVIZI, CHE SI AUTOSOSPENDE - Si arricchisce di nomi importanti del mondo politico romano l’inchiesta sul maxi riciclaggio della Procura di Roma: accanto al nome di Gennaro Mokbel, gli inquirenti hanno citato, nel provvedimento di custodia cautelare, anche Stefano Andrini, attuale AD di Ama Servizi, l’azienda che nella capitale si occupa della nettezza urbana. Andrini, che intanto si e’ autosospeso dall’incarico, secondo quanto scritto dai magistrati della procura di Roma, ha fatto parte della truffa che ha portato alla richiesta di arresto del senatore Nicola Paolo Di Girolamo, accusato di aver comprato voti della ‘ndrangheta in Germania. Per essere eletto all’estero di Girolamo doveva essere residente non Italia e, sempre secondo l’accusa, ad acquisire la residenza fasulla lo aiutò una vecchia conoscenza della destra romana, Stefano Andrini. Nell’ordinanza che ha portato all’arresto di Gennaro Mokbel ed altre 55 persone, il giudice scrive che Andrini, ”quale istigatore e Di Girolamo quale esecutore materiale, hanno determinato un numero rilevante di elettori ad esprimere la propria preferenza per un candidato che, non avendone i requisiti, non poteva essere validamente proclamato eletto e conseguentemente non puo’ esercitare il mandato elettorale conferitogli con il voto”. “Ho deciso di autosospendermi dal ruolo di Amministratore delegato di Ama-Servizi Ambientali per senso di responsabilità istituzionale nei confronti dell’azienda e del Comune di Roma, e per evitare che la mia vicenda venga strumentalizzata per motivi politici. Intendo ribadire, tuttavia, la mia totale estraneità alla vicenda Di Girolamo tanto che, a quanto ho appreso, non risulto neppure iscritto nel registro degli indagati”, spiega in una ota lo stesso Andrini.
BERRIOLA AL GIP, SONO INNOCENTE - ”Il nostro assistito ha respinto tutte le accuse, professando la sua piena innocenza”. Ad affermarlo sono gli avvocati Gustavo Pansini e Nicola Chinappi, uscendo dal carcere di Regina Coeli, dove e’ detenuto il maggiore della Guardia di Finanza, Luca Berriola, perche’ coinvolto nel presunto maxi riciclaggio da circa due miliardi di euro che sarebbero ruotati attorno ad operazioni eseguite dalle societa’ telefoniche Fastweb e da Telecom Italia Sparkle. Gli avvocati si sono limitati a dire che Berriola, nel corso dell’interrogatorio svolto dal gip Aldo Morgigni, si e’ detto innocente fornendo in questo senso elementi. ”Ora dovremo lavorare sulle carte - hanno concluso i legali - un’imponente mole di circa 130 faldoni”.
DI GIROLAMO: SONO SOSTENUTO,VERITA’ VERRA’ FUORI - “Sono sostenuto. Mi sento sostenuto e sono certo che la verità verrà fuori sia rispetto alle Istituzioni, sia rispetto al Senato, sia rispetto alla Magistratura”. Nicola Di Girolamo ha detto ai giornalisti che si è trattato di una seduta procedurale. Di fatto il senatore del Pdl ha chiesto di avere “contezza” delle carte che lo accusano. “Io - ha detto - finora conosco quello che mi riguarda solo attraverso i giornali. Ieri il presidente della Giunta ha ascoltato le mie richieste e io gli ho detto che voglio conoscere direttamente le carte perché per quel che mi riguarda io sono stato in Calabria una sola volta su invito di un avvocato che conosco da 20 anni. Invece mi si accusa di essere il punto d’incontro di mafia, camorra e ‘ndrangheta: e’ incredibile”.
IL 2 MARZO UDIENZA COMMISSARIAMENTO, CI SARANNO AD - Il gip di Roma Aldo Morgigni terra’ un’udienza il 2 marzo per esaminare la richiesta della procura di commissariamento di Fastweb e di Telecom Sparkle, le due societa’ di telecomunicazione coinvolte nell’inchiesta su un presunto maxiriciclaggio di due miliardi di euro. Nel corso dell’udienza saranno sentiti gli amministratori delle due societa’. La richiesta di commissariamento e’ stata motivata dalla ”mancata vigilanza”, attivita’ prevista dalla legge 231 del 2001 che stabilisce sanzioni per quelle societa’ che non predispongano misure idonee ad evitare danni all’intero assetto societario”.
OLTRE SCAGLIA ALTRI 3 IRREPERIBILI, ALL’ESTERO - Sono ancora quattro le ordinanze di custodia cautelare che devono essere eseguite dalla magistratura romana nell’ambito dell’inchiesta che ha smantellato un’organizzazione dedita al riciclaggio di ingenti somme di danaro. Tra questi Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb ed ex amministratore delegato della societa’, attualmente all’estero. Anche gli altri tre irreperibili si trovano all’estero.
SEQUESTRO 300 MLN SPARKLE - ”Nella giornata di ieri, quale misura cautelativa, l’autorita’ giudiziaria ha sequestrato un importo pari a circa 300 milioni di euro tra crediti e disponibilita’ liquide di Sparkle, corrispondente secondo il provvedimento al credito Iva illecitamente maturato per gli anni di imposta oggetto dell’illecita’ attivita’ contestata”. Lo si legge in un comunicato di Telecom Italia in riferimento all’inchiesta giudiziaria che tocca la controllata Telecom Italia Sparkle. ”Per quanto imputabile a Sparkle i fatti contestati risalgono agli anni 2005-2007”, spiega Telecom.
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