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VOTO USA, DISCORSO OBAMA IL PIU VISTO DELLA STORIA IN TV

30 Agosto, 2008

WASHINGTON  - Sono stati oltre 38,4 milioni gli americani che hanno seguito in televisione il discorso pronunciato a Denver dal candidato democratico alla Casa Bianca, Barack Obama. Secondo la società di rilevazione Nielsen Media Research si tratta del record d’ascolti mai registrato nella storia delle campagne elettorali Usa.

Gli ascolti per il discorso di Obama hanno superato di gran lunga quelli del discorso di investitura pronunciato da George W. Bush alla Convention Repubblicana del 2004, quando il presidente-candidato fu seguito in televisione da 27,6 milioni di americani. Secondo Anne Elliot, analista della Nielsen, quattro anni fa il discorso di investitura dell’allora candidato democratico John Kerry ebbe 24,4 milioni di ascoltatori, mentre quello del candidato Al Gore nella convention democratica del 2000 ne ebbe 21,8.

La Nielsen ha fatto i suoi rilevamenti attraverso i sei maggiori network americani che hanno trasmesso in diretta la convention democratica di Denver: ABC, CBS, NBC, FOX, CNN e MSNBC, oltre ad alcuni network minori come BET, TV One, Univision and Telemundo.




McCAIN A SORPRESA STUPISCE CON LA VICE SARAH PALIN
di Emanuele Riccardi

NEW YORK - John McCain dà scacco a Barack Obama giocando la regina. Sarah Palin, 44 anni, governatrice semisconosciuta dell’Alaska, è a diventata a sorpresa la vice di McCain, il candidato repubblicano alla Casa Bianca. La sorpresa è stata totale, ed il segreto è stato conservato fino all’ultimo minuto, tanto che c’é che ci ha visto il genio di Karl Rove, l’ex stratega del presidente George W. Bush. Dopo 24 ore di suspence al cardiopalma e innumerevoli depistaggi, John McCain ha presentato al pubblico accorso a vederlo a Dayton, in Ohio, “il prossimo vicepresidente degli Stati Uniti”. L’anziano senatore dell’Illinois, che oggi ha compiuto 72 anni, ha definito Sarah “esattamente la persona di cui ho bisogno, esattamente la persona di cui il paese ha bisogno per aiutarmi a combattere. Per aiutarmi a combattere la solita vecchia politica di Washington, innanzitutto la mia, poi quella del paese”.

Sarah e più giovane del candidato democratico alla Casa Bianca Barack Obama, 46 anni. E’ donna come Hillary Clinton, l’ex first lady battuta alle primarie proprio da Obama che l’ha scartata come vice preferendole il navigato Joe Biden, 65 anni. La Palin è considerata un outsider della politica, pur essendo Governatore dello Stato, e McCain, da vero ‘talent scout’, dal nulla l’ha proiettata nell’arena politica che conta davvero, candidandola di fatto alla Casa Bianca, in caso di vittoria repubblicana il 4 novembre, nel 2012 o al massimo nel 2016. Nel suo primo intervento la Palin ha puntato decisamente sull’elettorato femminile della Clinton, oltre la metà dei 18 milioni di voti ottenuti alle primarie dall’ex first lady, forse il vero ago della bilancia delle elezioni del 4 novembre. Il Governatore sa benissimo che conquistare le elettrici democratiche è un’impresa difficile se non impossibile, fatto sta che la sua scesa in campo ha verosimilmente creato non pochi malumori in seno alle sostenitrici di Hillary.

La Palin ha tenuto a rendere omaggio alla Clinton, “per la determinazione mostrata nella sua campagna presidenziale”. Ma, ha aggiunto la vice di McCain, “come è stato giustamente notato Hillary ha lasciato 18 milioni di crepe nel più grosso e più solido soffitto di vetro d’America. Mi risulta che le donne d’America non hanno detto ancora l’ultima parola, e possiamo mandare in frantumi il soffitto di vetro una volta per tutte”. Nel suo primo intervento insieme a McCain, la donna ha dimostrato di essere un ‘maverick’, un cavallo sciolto come il tosto senatore dell’Arizona. Probabilmente non a caso era stata soprannominata ‘barracuda’ al liceo, vista la sua determinazione sui campi di pallacanestro. Sarah ha avuto parole determinate sull’ Iraq (dove suo figlio militare partirà l’11 Settembre), ha avuto parole dure sull’Iran. E’ apparsa determinata anche sul petrolio, ricordando di essere favorevole al gasdotto che dovrà attraversare il suo Alaska, un investimento da 40 miliardi di dollari.

La scelta a sorpresa di McCain (che ha spiazzato tutta la stampa americana, senza eccezioni), offre una serie di indubbi vantaggi ai repubblicani, oltre ad avere rubato alla grande la scena ai democratici, subito dopo la trionfale Convention di Denver. Ma c’é anche il rovescio della medaglia. La Palin ha almeno uno scheletro nell’armadio, essendo accusata di avere esonerato il capo della polizia, per non avere voluto licenziare l’ex marito della sorella, è vero accusato di violenze domestiche. E poi, infine, di esperienza internazionale ne ha davvero poca, come ha tenuto a sottolineare immediatamente la campagna di Obama, accusato non di rado di essere inesperto in politica estera.

UNO SCHELETRO NELL’ARMADIO DELLA PALIN
Sarah Palin, il Governatore dell’Alaska scelta da John McCain, il candidato repubblicano alla Casa Bianca, come vice, ha almeno uno scheletro nell’armadio. Come ricorda l’Anchorage Daily News, il principale tra i quotidiani dell’Alaska, la Palin è accusata di avere esonerato il responsabile statale per la pubblica sicurezza Walt Monegan, dopo il suo rifiuto di licenziare un poliziotto del servizio, MIke Wooten, che aveva appena divorziato dalla sorella del Governatore. Nei confronti della nuova vice di McCain, secondo un senatore statale, Hollis French, ci potrebbe essere anche un impeachment, visto che la donna, mentendo almeno per omissione, ha sempre negato qualsiasi pressione su Monegan, fino al 13 agosto scorso. Quel giorno, in una conferenza stampa ad Anchorage, il Governatore aveva ammesso di avere fatto una ventina di telefonate al Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ma lo avrebbe fatto soltanto perché una delle conversazioni era stata intercettata. Sarah Palin, continuando a sostenere che Monegan non è stato licenziato per il caso Wooten, ha chiesto l’avvio di una inchiesta indipendente sulla vicenda, guidata da Steve Branchflower, un ex procuratore statale in pensione.

DOPO DENVER IMPENNATA OBAMA IN SONDAGGI
L’effetto convention ha fatto impennare i consensi per il candidato democratico alla Casa Bianca Barak Obama, schizzato al 48%, sei punti sopra il repubblicano John McCain, dopo molti giorni di sostanziale parita’. E’ quanto sostiene il sondaggio quotidiano della Gallup.
Calato il sipario a Denver, ora l’attenzione torna ad essere puntata sui repubblicani.

OBAMA: IL SOGNO E’ NUOVA PROMESSA
”A John McCain sta a cuore l’America, il problema e’ che non capisce”: davanti a oltre 84mila spettatori rapiti e un’audience televisiva stimata di 30 milioni, Barack Obama ha accettato ”con profonda umilta’ e gratitudine” la nomination democratica partendo subito all’attacco di John McCain, clone della ”presidenza fallita” di George W. Bush, e contro ”la politica zoppa di Washington”.

45 anni dopo il ’sogno’ di Martin Luther King, il candidato democratico ha proposto all’America in crisi per otto anni di amministrazione repubblicana il suo sogno di rinascita in nome di una ”nuova promessa”: la promessa ”che ciascuno di noi e’ libero di vivere come vuole ma che abbiamo anche l’obbligo di trattaci l’un l’altro con dignita’ e rispetto’.

J.F.K. nel 1960 aveva proposto all’America una ‘Nuova Frontiera’, Bill Clinton nel 1992 una ‘Nuova Alleanza”. Per far tornare, come disse Ronald Reagan nel 1980, l’America ad essere grande, Obama si e’ impegnato con ”una nuova promesssa” nello spirito di solidarieta’ e intraprendenza degli ”immigrati che varcavano gli oceani, dei pionieri che andavano all’Ovest, dei lavoratori che picchettavano le fabbriche e delle donne che volevano il voto”.

Obama parla per 44 minuti davanti a un fondale che di mattina sembrava un pomposo tempio greco ma calata la notte evoca di piu’ una conversazione intima davanti a un caminetto, o il portico della Casa Bianca. Accolto da un coro di ”Yes we can” e da ‘City of Blinding Light’ degli U2, Obama ha detto all’America di votarlo perche’ ”indietro non si torna”, e soprattutto non si puo’ tornare a riciclare - come aveva detto poco prima l’ex vice-presidente e Nobel per la pace Al Gore - otto anni di politiche repubblicane con un McCain clone di Bush.

Lo stadio di Denver ascoltava in religioso silenzio come la folla riunita a Times Square a New York sotto uno schermo gigante. Come tutti i presidenti degli Stati Uniti, come Franklin Delano Roosevelt e J.F.K. Obama si e’ detto pronto a difendere l’America: ”In quando Commander-in-chief non esitero’ mai a difendere questa nazione, ma inviero’ le truppe solo con una missione chiara e il sacro impegno a fornir loro quanto necessario durante la battaglia, e le cure e i benefici che meritano una volta tornati a casa”.

Il senatore aveva scritto a mano e limato fino all’ultimo il discorso piu’ importante della sua folgorante carriera. Oggi l’America di George W. Bush si trova impantanata nel ‘malaise’ del caro-benzina, i licenziamenti, le case pignorate, l’immagine screditata nel mondo. Ai critici che lo accusavano di essere solo belle parole, Obama ha risposto con la sua ricetta per ”rimettere il paese sui binari”.

Yes we can, secondo Obama, si’, si puo’: dopo otto anni di Bush l’America puo’ svegliarsi dall’incubo con un pacchetto di sgravi e fiscali, un attacco frontale alla crisi immobiliare, un impegno a ridurre entro 10 anni la dipendenza dal petrolio straniero anche con l’aiuto del nucleare. Il messaggio e’ ”di sostanza”, sanita’, istruzione, hanno anticipato i collaboratori del senatore sperando che col discorso allo stadio Obama riesca a far breccia in tutto il paese, democratici e repubblicani, laici e fedeli, uomini e donne, bianchi ispanici asiatici e neri, stati ‘rossi’ e stati ‘blu’.

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